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Mafia in Puglia

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Storia delle mafie – Mafia in Puglia

 

Breve storia della criminalità organizzata pugliese

 

Le radici e la storia della Puglia sono diverse da quelle delle altre tre regioni meridionali prima considerate. I redditi medio alti, le strutture pubbliche operanti efficacemente ancora prima dell’Unità d’Italia e le buone gestioni politico-amministrative hanno sempre allontanato lo spettro di un antistato criminale.

La criminalità, pur esistente, era tuttavia sprovvista sia di tradizioni culturali che di strutture organizzative ed era facilmente controllabile dalle forze dell’ordine. Le forme criminali autoctone potevano essere localizzate negli atti violenti dell’entroterra di Foggia e Bari o nel contrabbando di Brindisi o Bari.

Tuttavia, a partire dalla metà degli anni ’70, due decisioni pubbliche hanno dato luogo a quel processo di colonizzazione-imitazione che ha portato la Puglia ad essere considerata la terra della “quarta mafia”.

Nel 1975 ben 19 mafiosi, tutti vicini alle famiglie di Corleone, si trovarono in soggiorno obbligato in diversi comuni pugliesi, pronti a “sfruttare” un territorio ancora incontaminato. I rapporti con i criminali locali vennero stretti, nel 1978, da un componente della famiglia Madonia di Palermo, in soggiorno obbligato a Fasano (Brindisi), con Giuseppe D’Onofrio, capo di un gruppo di narcotrafficanti locali e da Francesco La Manna, uomo della famiglia Fidanzati, trasferitosi a Brindisi nei primi anni ’80.

Contemporaneamente, il sanguinoso scontro con la Nuova Famiglia portò Cutolo a cercare nuovi territori dai quali gestire i propri “affari”.

Fra il 1979 e il 1980 due importanti riunioni tengono a battesimo il crimine organizzato pugliese: la riunione a Lucera (Foggia), nella quale Cutolo affilia alla Nuova camorra organizzata (NCO) una quarantina di criminali pugliesi, e “il vertice dei 90” di Galatina (Lecce), presieduto da Giuseppe Puca, legano alla camorra tutto il crimine pugliese.

In tale contesto un’altra decisione pubblica, questa volta del Ministero della Giustizia, invia decine di cutoliani in istituti di pena pugliesi.

Nascono, in questo momento, i capizona a “cielo scoperto” (che operano in libertà) e i capizona “a cielo coperto” (detenuti).

Nel 1981, con a capo Giuseppe Iannelli, nace la Nuova Grande Camorra Pugliese con una struttura identica a quella della camorra, ma la sua autonomia dura poco: l’incorporazione nella N.C.O. comporta, in cambio della protezione, un tributo del 40% su tutte le attività illecite sviluppate dai pugliesi.

La supremazia campana si evidenziava, frattanto, anche negli istituti di pena.

Il crollo della N.C.O. fa nascere nei criminali pugliesi l’idea di costituire una mafia autonoma: tuttavia, almeno inizialmente, c’era bisogno di una protezione: entra in scena la ‘ndrangheta e, mentre Iannelli si lega alla famiglia di Reggio Calabria dei Di Stefano, Giuseppe Rogoli viene “battezzato” da Umberto Bellocco nel carcere di Bari.

Il 25 dicembre 1983 Rogoli fonda la Sacra Corona Unita con una struttura che, almeno nelle intenzioni, doveva essere piramidale. Il territorio della regione era diviso in due zone: quella a nord (Foggia, Bari) affidata a Iannelli, Cappellari e Giosuè Rizzi, l’altra (Lecce, Brindisi, Taranto) gestita da Rogoli.

Un tentativo, peraltro di breve durata, di creare nel Salento un’organizzazione autonoma rispetto alla S.C.U., viene attuato nel carcere di Pianosa nel 1984 (Famiglia Salentina Libera).

Contemporaneamente la tranquilla ammissione dell’esistenza e del ruolo della S.C.U. fatta ai giudici di Bari da Rogoli provoca una frattura con i gruppi del nord.

Il 1987 vede la criminalità organizzata divisa in tre grossi tronconi:

  • la Nuova Sacra Corona Unita, rifondata nel carcere di Trani da Rogoli e che contava sull’appoggio di Vincenzo Stranieri di Taranto e Mario Papalia (vicini a Cosa Nostra);
  • la Remo Lecce Libera, il gruppo chiamato così “in onore” di Remo Morello ucciso dalla camorra nei primi anni ’80;
  • La Rosa, gruppo collegato alla famiglia Fidanzati fondato da Oronzo Romano e con Antonio Dodaro in qualità di rappresentante della S.C.U..

La situazione, per nulla stabile, comportò la nascita spontanea di gruppi gangsteristici che, a volte, risultavano complementari ai tre clan ma, spesso, entravano in conflitto con loro.

L’11 settembre 1990, nel carcere di Lecce, De Tommasi, Stranieri e Cirfeta, con il riconoscimento di alcune famiglie della ‘ndrangheta fondano La Rosa dei Venti.

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