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Storia delle mafie

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Storia delle mafie – Glossario

 

Albero della scienza: la ‘ndrangheta rappresenta l’albero della scienza, che è una grandissima quercia, alla base della quale è collocato il capobastone (o mammasantissima), ossia quello che comanda. Il fusto (il tronco) rappresenta gli sgrarristi, che sono la colonna portante della ‘ndrangheta. I rifusti (grossi rami) sono i camorristi che rappresentano gli affiliati con dote inferiore alla precedente. I ramoscelli (i rami propriamente detti) sono i picciotti, cioè i soldati. Le foglie (letteralmente così) sono i contrasti onorati, cioè i non appartenenti alla ‘ndrangheta. Infine, le foglie che cadono sono gli infami che, a causa della loro infamità, sono destinati a morire”.

Arruolamento: criteri di selezione per essere reclutati per entrare a far parte nell’organizzazione criminale mafiosa (a seguito di cerimonia di affiliazione).

Baciletta: nel gergo della ’ndrangheta sta a significare, la cassa comune dove affluiscono i proventi delle attività delittuose poste in essere dagli affiliati del locale. Il custode della baciletta è il contabile, figura importante nella ’ndrina, uomo di massima fiducia del capobastone.

Bella Società Riformata: nome con cui era chiamata la camorra nel 1820.

Bassa camorra: termine utilizzato dal sen. Giuseppe Saredo nel 1901, per indicare la camorra originaria esercitata sulla povera gente in tempi di degradazione e di servaggio, con diverse forme di prepotenza.

Commissione o cupola: come indicato nelle dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta…l’attività delle “famiglie” è coordinata da un organismo collegiale, denominato “commissione” o “cupola”, di cui fanno parte i “capi-mandamento” e, cioè, i rappresentanti di tre o più famiglie territorialmente contigue…la commissione o cupola è presieduta da uno dei capi mandamento all’origine chiamato “segretario” e con il passare del tempo denominato “capo”. Si distingue per la sua sfera d’azione che è, grosso modo, provinciale ed ha il compito di assicurare il rispetto delle regole di Cosa Nostra all’interno di ciascuna famiglia, e, soprattutto di comporre le vertenze fra le “famiglie”, che possono scaturire in guerre, e portare così una maggiore attività repressiva da parte dello Stato con conseguente perdita di introiti illeciti a danno di tutte le famiglie…
Ora la Commissione o la cupola mafiosa non esistono più.

Colonizzazione: processo evolutivo di ramificazione criminale di territori in aree non tradizionali alla presenza malavitosa.

Camorra (struttura): organizzazione criminale mafiosa originaria della Campania, costituita da un insieme di bande che si compongono e si scompongono con grande facilità, a volte pacificamente, altre volte con scontri sanguinosi.

Casalesi: il clan dei casalesi è un’organizzazione criminale che si caratterizza, all’interno della camorra, come un cartello criminale, originario della provincia di Caserta, formatosi nella seconda metà del XX secolo.

Contrasto: questo temine indica le persone che non fanno parte della struttura criminale mafiosa della ’ndrangheta.

Contrasto onorato: con questo termine si indica i cosiddetti fiancheggiatori, di cui l’organizzazione può fare affidamento e che potrebbero accedere nella ’ndrangheta.

Dote o fiori: rappresentano i ruoli e le cariche che rivestono i componenti della ‘ndrangheta.

Famiglia o cosca (Cosa nostra): struttura a base territoriale, che controlla una zona della città o un intero centro abitato da cui prende il nome.

Guerre di mafia (Cosa nostra)
Prima guerra di mafia (Cosa nostra): questa guerra provoca centinaia di morti nelle vie di Palermo. I Corleonesi (o viddani), in questa occasione, sono spettatori mentre le famiglie di Palermo si rendono protagoniste di una durissima lotta.

Seconda guerra di mafia (Cosa nostra): guerra consumata dal 1981 al 1983, nota come la “mattanza”, un termine utilizzato nell’industria del pesce, e che sancisce la vittoria dei cosiddetti Corleonesi, ovvero di Salvatore Riina degli uomini a lui più legati, in contrapposizione ad altri esponenti che in precedenza avevano dominato Cosa nostra (Stefano Bontate, Salvatore Inzerillo, Gaetano Badalamenti).

Guerre di ‘ndrangheta
Prima guerra di ‘ndrangheta (1974 – 1977): cruento conflitto armato tra cosche ’ndranghetiste con centinaia di affiliati assassinati.

Seconda guerra di ‘ndrangheta (1985-1991): ancora più violento per il modo in cui si manifesta; si verifica nella seconda metà degli anni Ottanta, e precisamente a partire dal 1985 protraendosi fino al 1991, con oltre 700 morti.

Hotel et des Palmes: Palermo, il 12 ottobre 1957 i capi delle famiglie di Cosa nostra provenienti dagli Stati Uniti si incontrano nel lussuoso e centralissimo Hotel et Des Palmes di Palermo con i capi della mafia siciliana. Le delegazioni che partecipano al primo summit la mattina del 12 ottobre, hanno il compito di discutere, in merito alla spartizione del traffico di droga e decidere della riorganizzazione di Cosa Nostra in Sicilia. Le riunioni proseguirono il 12 pomeriggio e continuarono fino alla mattina del 16 ottobre.

Infinito-Crimine Operazione: le operazioni (ed i relativi processi) che vanno sotto il nome di “Crimine” e “Infinito” sono due maxi-operazioni condotte in coordinamento dalle Direzioni distrettuali antimafia di Milano (Infinito) e di Reggio Calabria (Crimine) contro la ‘ndrangheta calabrese e le ramificazioni della stessa, soprattutto, nel nord Italia.

Leggenda del crimine organizzato: leggenda legata a tre cavalieri spagnoli, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, vissuti probabilmente tra la fine del 1300 e la prima metà del 1400, appartenenti alla “Guarduña”, una consorteria fondata a Toledo nel 1412. I tre cavalieri dopo essersi rifugiati sull’isola di Favignana (TP), scendono nelle grotte, dove rimangono per 29 anni, dedicandosi all’elaborazione delle regole sociali della nuova associazione che vogliono costituire. Una volta che lasciano le grotte, i tre cavalieri si adoperano per far conoscere le regole da loro elaborate: Osso arrivato in Sicilia fonda la mafia, Mastrosso varca lo stretto di Messina e si ferma in Calabria dando origine alla ’ndrangheta e Carcagnosso giunge fino alla capitale del Regno, a Napoli, per fondare la camorra.

Locale di ’ndrangheta: è il territorio in cui viene esercitato il potere criminale della ’ndrine. Come riferiscono i collaboratori di giustizia, più cosche legate fra loro, danno vita ad un locale dove è necessaria la presenza di almeno 49 affiliati. Ogni singolo locale è diretto da tre ’ndranghetisti (copiata), formata dal capobastone, dal contabile e dal crimine.

Maxiprocesso a Cosa nostra: è il nome con il quale si vuole indicare lo storico processo nei confronti di 475 imputati tra capi e gregari, appartenenti alla criminalità organizzata siciliana nell’aula bunker a ridosso del carcere di l’Ucciardone di Palermo.
Il processo viene celebrato a Palermo dal 10 febbraio 1986 al dicembre 1987, giorno questo in cui il Presidente della Corte di Assise di Palermo, dott. Alfonso Giordano, emette la sentenza: 346 condannati, 114 assolti, 19 ergastoli e pene detentive per 2665 anni di reclusione.
Viene così inferto per la prima volta un durissimo colpo alla “cupola” mafiosa grazie al pool antimafia di Palermo.

Madonna di Polsi o Madonna della Montagna (San Luca (RC): il Santuario è il simbolo della pietà popolare calabra, molto frequentato da maggio fino alla fine di settembre, e non a caso scelto dai vertici della ‘ndrangheta per organizzare, in occasione dei festeggiamenti della Madonna della montagna il 2 e 3 settembre, gli incontri più importanti, nei quali ratificare le cariche e prendere le decisioni strategiche.

’Ndrangheta (termine): Il termine ’ndrangheta, ha per alcuni origine greca (andragathos) e viene generalmente tradotto con “coraggio, valore, virtù, rettitudine”. In particolare, il significato dato al termine è quello di “società di uomini valorosi”, quindi almeno inizialmente, ha avuto una connotazione positiva, appartenere alla ’ndrangheta significava essere un “uomo valente”.

’Ndrina: costituisce l’unità fondamentale di aggregazione della ‘ndrangheta e ne rappresenta la sua forza attuale di fronte a tutte le altre organizzazioni mafiose.

Nuova camorra organizzata (NCO): organizzazione camorristico fondata da Raffaele Cutolo, negli anni ’70 del XX secolo in Campania. Rappresenta nel panorama criminale mafiosa la più capillare organizzazione criminale mai pensata, almeno in Italia, un’organizzazione che non ha precedenti non solo nella storia della Camorra, ma anche nei confronti dell’intera criminalità organizzata.

Nuova famiglia (NF): organizzazione camorristica nata alla fine degli anni settanta del XX secolo per contrastare la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo (Antonio Bardellino, Carmine Alfieri, Pasquale Galasso, Francesco Schiavone ed altri).

Omicidi di Cosa nostra dal 1971-1993
Il 5 maggio del 1971, in via dei Cappuccini a Palermo, mentre rientra dalla visita al cimitero alla moglie morta, viene ucciso il procuratore Capo di Palermo Pietro Scaglione e il suo autista Antonino Lorusso. L’omicidio del giudice Scaglione – che si è sempre distinto per la sua lotta contro Cosa Nostra – deve essere considerato il primo omicidio eccellente di mafia compiuto in Sicilia dopo quello di Emanuele Notabartolo, avvento il 1° febbraio 1893, assassinato mentre stava viaggiando su una carrozza della linea Termini-Palermo.

Il 20 agosto 1977, a Ficuzza, frazione di Corleone, viene ucciso il Colonnello Giuseppe Russo, Comandante del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo mentre stava passeggiando insieme al professore Filippo Costa, anche lui assassinato barbaramente per non lasciare testimoni.
Il 26 gennaio 1979, mentre rientra nella propria abitazione viene assassinato Mario Francese cronista del “Giornale di Sicilia”. Impegnato in inchieste di mafia che vanno dagli avvenimenti della strage di Ciaculli fino all’omicidio del Colonnello Russo. Francese viene definito come “raro esempio di giornalismo investigativo”, è da considerarsi l’unico giornalista ad intervistare la moglie di Totò Riina, Ninetta Bagarella.

Il 21 luglio 1979, viene ucciso con ben sette colpi di pistola alle spalle, il capo della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano mentre si trova all’interno di un bar in via Blasi a Palermo.
A seguire il 25 settembre 1979, viene ucciso il Capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo Cesare Terranova. Durante l’agguato perde la vita anche il Maresciallo di Pubblica Sicurezza Lenin Mancuso.

Il 4 maggio 1980, è la volta del Capitano dei carabinieri Emanuele Basile comandante della Compagnia di Monreale, cui un killer spara vilmente alle spalle – fuggendo poi grazie all’aiuto di due complici in auto – mentre assiste, insieme, alla moglie e alla figlia di quattro anni, che tiene in braccio, allo spettacolo pirotecnico per la festa del Santissimo Crocifisso.

La mattina del 6 agosto 1980, il Procuratore Capo di Palermo Gaetano Costa, viene assassinato mentre sfoglia dei libri riposti su una bancarella in Piazza Cavour a Palermo. Due killer in moto gli sparano tre colpi alle spalle.

Il 9 maggio 1978, il corpo di Giuseppe Impastato, figlio di un piccolo mafioso della cosca di Badalamenti, Luigi Impastato, quest’ultimo mafioso di vecchio stampo il corpo di Giuseppe Impastato viene ritrovato dilaniato lungo la linea ferroviaria Palermo-Trapani, all’altezza della località Feudo.

Il 9 marzo 1979, a Palermo viene ucciso il segretario provinciale della Democrazia cristiana Michele Reina.

Il 6 gennaio 1980, viene ucciso da un killer che gli spara all’interno della sua autovettura con vicino la moglie, il Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella. L’omicidio del politico, trova radici nella sua decisione di opporsi ad ogni forma di corruzione e di connivenza con la mafia, e nel suo grande desiderio di battersi per il rinnovamento e nella gestione della vita pubblica.

Il 30 aprile 1982, sotto i colpi di Cosa Nostra, muore un altro politico di elevata statura morale, l’on. Pio La Torre segretario regionale del P.C.I. e membro della Commissione parlamentare antimafia, che ha tentato di indirizzare la vita politica verso una seria e costante lotta al potere mafioso. Nell’agguato muore anche il suo autista Rosario Di Salvo. A lui si deve l’importantissimo e richiestissimo (da parte della magistratura, forze dell’ordine etc.) disegno di legge dal nome “Proposta Pio La Torre ed altri n.1581”, presentato in data 31 marzo 1981, nel quale si invoca la necessità di adottare misure che colpiscono il patrimonio e l’introduzione dell’art. 416 bis del c.p. come forma di contrasto.

Il 12 agosto 1982, viene assassinato il prof. Paolo Giaccone, medico legale, direttore dell’Istituto di Medicina Legale, perché si rifiuta di manomettere la perizia medica che doveva accusato Pino Marchese e il suo clan.

Il 3 settembre 1982, viene assassinato il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa – ancora non investito dei poteri straordinari che gli erano stati promessi – ucciso insieme alla moglie Emanuele Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, a colpi di kalashnikov. Dalla Chiesa, dopo aver sconfitto il terrorismo, viene inviato in Sicilia contro la mafia.

Il 14 novembre 1982, viene assassinato l’agente di PS Calogero Zucchetto.

Il 25 gennaio 1983, è la volta dell’uccisione del giudice Giangiacomo Ciaccio Montaldo. L’esecuzione avviene mentre il magistrato fa rientro in casa a Valderice, senza scorta nonostante le numerose minacce ricevute.

Il 13 giugno 1983, viene assassinato il Capitano dei carabinieri Mario D’Aleo, insieme all’appuntato Giuseppe Bommarito e al carabiniere Pietro Morici. L’ufficiale aveva sostituito il capitano Emanuele Basile al comando della Compagnia di Monreale.

Il 29 luglio 1983, viene assassinato il giudice Rocco Chinnici, capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo – che aveva appena incastrato la cosca Spatola – Inzerillo. Il giudice Rocco Chinici salta in aria all’uscita di casa insieme ai carabinieri della scorta, Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, e al portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi.

Il 5 gennaio 1984, viene ucciso a Catania il giornalista, scrittore e intellettuale siciliano Giuseppe Fava.

Il 2 aprile 1985, si consuma la strage di Pizzolungo (Trapani). La mafia di Trapani esegue un’attentato contro il giudice Carlo Palermo. L’autobomba, piazzata lungo la strada, deve uccidere il giudice che indaga sulla connessione tra mafia e massoneria. Il magistrato si salva in quanto al momento dello scoppio dell’ordigno la sua auto blindata sorpassa un’altra automobile che fa da scudo di protezione. L’auto è guidata da una giovane donna, Barbara Rizzo, e a bordo vi sono i suoi due gemelli Giuseppe e Salvatore Asta: tutti e tre rimangono uccisi. Il giudice Palermo, il suo autista e gli agenti di scorta restano feriti.

Il 28 luglio 1985, viene ucciso a Porticello (Palermo) il Commissario Giuseppe Montana, dirigente della Squadra Catturandi della Squadra Mobile di Palermo, mentre si trova al mare insieme alla fidanzata e degli amici. I killers gli piombarono dietro le spalle colpendolo ripetutamente con la pistola.

Il 6 agosto 1985, la mannaia mafiosa si abbatte sul commissario vice dirigente della Squadra Mobile della Questura di Palermo Ninì Cassarà. Nell’eccidio perse la vita oltre il Questore Cassarà anche l’agente Roberto Antiochia, mentre l’altro agente Natale Mondo rimase illeso.

Il 12 dicembre 1985, a Villafranca Tirrena (Me) Graziella Campagna viene rapita. La ragazza diciassettenne lavora in una lavanderia e trova un trovato falso che riguarda l’identità di Gerardo Alberti jr., boss di Cosa nostra, latitante. Alcuni giorni dopo Graziella viene trovata crivellata di colpi.

Il 26 settembre 1988, viene ucciso il sociologo Mauro Rostagno, fondatore e responsabile della comunità terapeutica “Saman” e giornalista.

Il 14 settembre 1988, viene assassinato Alberto Giacomelli, già Presidente di Sezione del Tribunale di Trapani.

Il 25 settembre 1988, viene effettuata un’imboscata sulla strada statale Agrigento-Caltanisetta per il giudice Antonino Saetta e di suo figlio Stefano. Il magistrato aveva presieduto la Corte d’Appello per la strage del giudice Chinnici e della sua scorta, infliggendo l’ergastolo ai capi mafia Michele e Salvatore Greco.

Il 21 settembre 1990, il giudice Rosario Livatino viene ucciso sulla SS 640, mentre si reca in Tribunale senza scorta, ad opera di quattro killers assoldati dalla Stidda agrigentina.

Nell’agosto del 1991, viene ucciso Libero Grassi, diventato simbolo di una coraggiosa e intransigente opposizione al racket delle estorsioni mafiose e la cui crociata contro il pagamento del pizzo dava fastidio al clan Madonia.

Il 9 agosto del 1991, viene ucciso a Villa San Giovanni (Rc) il giudice Antonino Scopelliti, magistrato che rappresenta l’accusa nel processo in Cassazione contro le sentenze emesse nel maxiprocesso su Cosa nostra.

Il 4 aprile 1992, viene assassinato il Maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli a Menfi (Ag).

Il 15 settembre 1993, viene ucciso da un commando di Cosa Nostra il giorno del suo 56° compleanno, sotto la sua abitazione di Palermo don Pino Pugliesi, il quale si era contraddistinto nella battaglia contro la mafia.

Il 23 novembre 1993, viene rapito Giuseppe Di Matteo, 11 anni, figlio del collaboratore di giustizia Santino. Dopo due anni di prigionia Giuseppe viene strangolato e il suo corpo viene sciolto nell’acido. Ad ordinare l’esecuzione, avvenuta l’11 gennaio 1996, è Giovanni Brusca, boss di San Giuseppe Jato.

Omertà: deriva dal siciliano omu (uomo), e secondo Cutrera è l’accezione entrata nell’uso comune, che sta ad indicare la capacità di farsi rispettare con i propri mezzi, senza rivolgersi mai all’autorità, sapendo anche accettare la galera piuttosto che dire ciò che si sa o accusare l’autore di un torto subito.

Pinciuta: termine siciliano che significa puntura e dà il nome al rito di iniziazione per i membri di cosa nostra.

Propaggini: proiezioni extraregionali, europee e mondiali delle organizzazioni mafiose autoctone.

Repressione del Prefetto Mori contro la maffia: azione di polizia contro il crimine organizzato ordinata da Benito Mussolini in risposta all’esistenza di una forza intimidatrice e segreta come la mafia, non tollerata dal regime fascista.

Riti di affiliazione: è la liturgia che accompagna l’ingresso del neofita nell’organizzazione. È simile al battesimo e deve essere considerata una “sorta di rinascita”, ovvero la nascita a nuova vita, in quanto il rito ricorrendo ad una simbologia più o meno complessa, deve essere inteso come una sorta di “morte dell’individuo” alla precedente vita, un processo destinato a realizzare psicologicamente il passaggio da uno stato, reputato “inferiore”, dell’essere, a “uno stato “superiore”.

Sacra Corona Unita (SCU): organizzazione criminale mafiosa italiana della Puglia, prevalentemente attiva a Lecce, Taranto me Brindisi.

San Luca: è la località strategica nella storia e nell’attualità della ’ndrangheta, luogo cruciale per il controllo dei traffici di droga che producono enormi profitti e sede altresì di una lunga e sanguinosa faida che vede lo scontro fra due gruppi familiari dell’aristocrazia mafiosa calabrese.

Società foggiana: è un’organizzazione criminale di tipo mafioso attiva nella città di Foggia, con ramificazioni e collegamenti anche in ambito provinciale.

Strategia stragista del 1992
Strage di Capaci: perpetrata il 23 maggio 1992, deve essere considerata una delle più drammatiche vicende di sangue che hanno segnato la storia nella lotta a Cosa nostra in Sicilia, basti pensare che “i sismografi dell’Osservatorio geofisico di Monte Cammarata (Agrigento) registravano, attraverso un aumento di ampiezza relativo ad un segnale ad alta frequenza, gli effetti dello spostamento d’aria provocato dall’avvenuto brillamento di sostanze costituenti verosimilmente materiale esplosivo, verificatosi nel tratto autostradale Palermo Punta Raisi” e nella quale hanno perso la vita i giudici Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo, gli uomini della scorta gli Agenti di Pubblica sicurezza Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani (mentre Giuseppe Costanza, l’autista che viaggiava nel sedile posteriore nell’auto di Falcone rimane ferito).

Strage di Via Mariano D’Amelio: il 19 luglio 1992, a Palermo in via Mariano D’Amelio viene ucciso, anche in questo caso con uno scenario da guerra, il giudice Paolo Borsellino, fraterno amico di Falcone e magistrato di punta della lotta alla mafia siciliana. Nella strage perdono la vita anche gli uomini della scorta gli Agenti di Pubblica sicurezza Catalano Agostino, Li Muli Vincenzo, Traina Claudio, Loi Emanuela e Cusina Eddie Walter, oltre al ferimento di decine di persone, la distruzione e il danneggiamento di quaranta autovetture e di altri immobili “C’era un macello e c’era una strada di 50-60 metri all’incirca disseminata di lamiere, vetri, calcinacci, tufo e, oltre, diciamo ai morti, quasi un 50-60 macchine in parte sventrate, in parte danneggiate, in parte, non so come…schiacciate…E davanti allo stabile dove abita il giudice c’era un piccolo incavo nel manto stradale, poteva essere un metro e mezzo di diametro circa, due metri”.
Strategia stragista del 1993
Attentato al conduttore Maurizio Costra: il 14 maggio del 1993, esplode a Roma un’autobomba, in via Fauro, nei pressi del luogo dove doveva transitare il giornalista, quest’ultimo protagonista di alcune trasmissioni televisive contro la mafia. L’esplosione causa il ferimento di persone, nonché ingenti danni ad autovetture e immobili.

Strage di via dei Georgofili (Firenze): il 27 maggio 1993, pochi minuti dopo l’una del mattino in via dei Georgofili a Firenze si verifica una devastante esplosione che sconvolge tutto il centro storico della città. La deflagrazione distrugge completamente la Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, sotto le cui macerie muore l’intera famiglia Nencioni, la custode dell’Accademia Angela Fiume, il marito Fabrizio Nencioni e le figlie Nadia e Caterina rispettivamente di 9 anni e 50 giorni di vita. Inoltre si incendia l’edificio al numero civico 3 di via dei Georgofili e tra le fiamme muore Dario Capolicchio, che occupa un appartamento al terzo piano dello stabile. Subiscono gravi danni tutti gli edifici posti in via dei Georgofili e in via Lambertesca e i consulenti tecnici accertano che l’esplosione ha interessato un’area di circa 12 ettari. Vengono ferite 35 persone e causati danni gravissimi al patrimonio artistico degli Uffizi, quantificati nel danneggiamento in almeno il 25% delle opere presenti in galleria;

Strage di via Palestro (Milano): nella notte fra il 27 e il 28 luglio 1993 in via Palestro a Milano, a breve distanza dalla Galleria d’Arte Moderna e dal Padiglione di Arte Contemporanea, esplode un’altra autobomba che provoca la morte di cinque persone (i Vigili del Fuoco Carlo La Catena Sergio Pasotto e Stefano Picerno, l’agente di Polizia municipale Alessandro Ferrari e Moussafir Driss, marocchino che dormiva su una panchina) e il ferimento di altre dodici.

Attentato a San Giovanni in Laterano e alla Chiesa di San Giorgio al Velabro (Roma): nella stessa notte, quasi contemporaneamente a Roma esplodono altre due bombe: una alla chiesa di San Giovanni in Laterano e l’altra alla chiesa di San Giorgio al Velabro, provocando il ferimento di ventidue persone e il danneggiamento dei predetti luoghi di culto e di numerosi edifici;
Strategia stragista del 1994:

Tentativo di strage presso lo stadio Olimpico (Roma): il 23 gennaio 1994 una Lancia Thema imbottita di esplosivo doveva esplodere al passaggio di due pullman che riportavano in caserma i Carabinieri di ritorno dal servizio allo stadio Olimpico di Roma. L’attentato fallisce perché, viene stabilito successivamente in sede processuale, il telecomando era difettoso.

Stidda: (che in dialetto siciliano significa stella) è considerata la quinta mafia nel panorama della criminalità organizzata in Italia. Nata in provincia di Agrigento nella seconda metà degli anni Ottanta, si contrappone al potere di Cosa Nostra, e vede in Giuseppe Croce Benvenuto e Salvatore Calafato, poi divenuti entrambi collaboratori di giustizia, i suoi fondatori. I suoi affiliati, originariamente erano uomini d’onore che venivano espulsi dalle famiglie di Cosa nostra, o meglio che erano stati “posati” come si dice in gergo mafioso, mentre oggi sono invece reclutati dalla criminalità comune. La Stidda è diffusa prevalentemente nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna e Ragusa, e non sono pochi gli episodi di scontro violento con Cosa nostra.

Triunvirato: organismo direttivo provvisorio di Cosa Nostra, istituito nel 1970, dopo la strage di Viale Lazio, perpetrata a Palermo nel 1969, composto da Gaetano Badalamenti, Luciano Liggio e Stefano Bontade, con il compito di ricostruire il vertice dell’organizzazione (commissione) della mafia palermitana, che dopo la I guerra di mafia (1962-1963), la Strage di Ciaculli (1963), e della successiva azione repressiva posta in essere dallo Stato, aveva subito un periodo di sbandamento.
Uomo d’onore: è lo status acquisito dall’affiliato in Cosa nostra che lo accompagna nella sua permanenza nell’organizzazione, indipendentemente dalle sue vicende di vita e dovunque risieda, e cessa soltanto con la sua morte.

Valachi Joseph: testimone di giustizia che descrive nel dettaglio Cosa Nostra alla Sottocommissione del Senato americano presieduta da McClellan nel 1963. La sua deve essere considerata la prima rivelazione pubblica indicante la complessa struttura mafiosa, di cui ha fatto parte per trent’anni, operante nella zona urbana di New York, e la rete esistente di alleanze nelle altre città americane. Le sue dichiarazioni sono state supportate e avvalorate dalla testimonianza di organi di polizia ed esperti nel campo del crimine organizzato.

Valle dei Templi (Agrigento): il 9 maggio 1993 a conclusione della messa celebrata nella Valle dei Templi ad Agrigento, papa Woityla, rivolgendosi ai siciliani si scaglia con parole durissime contro i mafiosi. “Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può l’uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Nel nome di Cristo, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!…”. È una durissima presa di posizione della Chiesa contro la mafia.