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Biografia di P. Carlo Balic


 
 
 
 
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PROFILO BIOGRAFICO DI CARLO BALIĆ

 

 

di Dinko Aračić

 

 


Carlo Balić nacque il 6 dicem­bre 1899 a Katuni, vicino a Split in Croazia. Ottavo figlio di Marco, "capo" del villaggio e Matija, della famiglia Radojković di Promajna, fu battezzato con il nome di Lovre (Lorenzo). A tredici anni, nell’autunno del 1912, entrò nel semina­rio dei Frati Minori a Sinj.

Il 2 febbraio 1917 in­dossò il saio francescano nel convento-isola della Madonna di Visovac prendendo il nome di Carlo, con il quale venne poi conosciuto.

Dopo gli studi filosofici, dal 1919 studiò nell’Istituto Teologico di Makarska, dove rimase per quattro anni. Qui fu allievo di P. Petar Grabić, scrittore apo­logetico e per molti anni provinciale. Grabić lo introdusse alla conoscenza della tradizione filosofica e teologica della scuola francescana, lo mandò poi all'Università di Lovanio e lo difese energicamente quando dovette - sub poena ex-communicationis - sospendere le ricerche su Giovanni Duns Scoto.

Studente a Lovanio

Balić partì per Lovanio il 4 ottobre del 1923, dove si iscrisse all’Universite catholique nella Schola maior della Fa­coltà teologica. Due anni dopo ottenne il diploma di baccalaureato e il 13 luglio 1926 conseguì la licenza con la nota «avec la plus grande distinction» con il lavoro scritto Theologiae marianae Ioannis Duns Scoti ad fidem codicum editio.

L’11 luglio 1927 ottenne il dottorato in sacra teologia con la dissertazione su: Theologiae marianae scholae franciscanae saeculorum XIII et XIV fontes critice stabiliuntur et doctrina exponitur.

Gli studi fatti a Lovanio (1923-1927) gli diedero un nuovo in­dirizzo che avrebbe poi caratterizzato tutta l'attività di Balić. Infatti, sotto la guida di illustri professori come De Meyer, Lebon, Bittremieux ed altri, egli s'incontrò con il movimento mediazionista, di cui il promotore era il gran cancelliere dell’Alma Mater, il Card. Mercier, e con il movimento neoscola­stico, che tanta luce aveva proiettato sugli autori della scola­stica e sulle edizioni critiche delle loro opere.

Professore a Makarska

Tornato in Croazia venne nominato professore all'Istituto Teologico Francescano di Ma­karska, dove insegnò per sei anni (1927-1933) teologia morale e teologia pastorale. Come professore, fondò (1931) la Bibliotheca mariana medii aevi. La collana doveva pubblicare i testi mariolo­gici scelti di autori medievali fino allora inediti, a partire da Giovanni Damasceno (+ 749) fino al Concilio di Trento (1545). Fu la prima collana mariologica veramente scientifica, nell'Or­dine dei Frati Minori. Nella stessa collana pubblicò (nel 1933) la sua opera monumentale Ioannis Duns Scoti, Doctoris Mariani, theologiae marianae elementa, dove magistralmente tracciò le linee fondamentali per una accurata edizione critica di tutte le opere di Scoto.

A Roma

Nel 1933, quando il Col­legio internazionale "Antonianum" divenne Ateneo Pontificio, Balić fu chiamato a insegnare storia della teologia sco­lastica e mariologia. A lui fu affidata la prolusione inaugurale all'apertura del­l'Ateneo.

Dal 1947 al 1953 divenne rettore magnifico. Sotto il suo governo l’Ateneo vide svilupparsi una maggiore collaborazione tra professori e studenti; l’apertura agli studenti esterni (1952); la costruzione dell'aula magna e della biblioteca; la fondazione delle collane scientifiche come Bibliotheca Pontificii Athenaei Antoniani e Studia Antoniana; l’organizzazione di convegni e simposi a livello internazionale.

A servizio della Chiesa

Balić era un uomo profondamente fedele alla Chiesa. Nei suoi scritti volle sempre unire il Magistero e il senso cristiano; la fede del Popolo di Dio e l'insegnamento della Chiesa. Per questo motivo la Santa Sede lo volle consultore della Congregazione per la dottrina della fede, mem­bro della Commissione per la definizione dogmatica dell'Assun­ta e infine perito del Concilio Vaticano II.

Organizzatore

Balić fu un uomo di pensiero e di azione, deciso a realiz­zare i suoi progetti. Si potrebbe dire che il suo carisma era proprio quello di organizzatore. I congressi erano la sua spe­cialità. Aiutato dai suoi collaboratori proponeva temi, trovava i migliori specialisti, programmava e presiedeva incontri, cu­rava l'edizione degli Atti. Di questi incontri ne organizzò molti e in diverse parti del mondo; a livello nazionale ed internazio­nale; pure a livello interconfessionale, invitando alla partecipa­zione attiva sia cattolici che ortodossi, protestanti e anche mu­sulmani.

A partire dal primo incontro da lui organizzato, quello di Zagreb (1935), ne seguirono molti altri: scolastici e scotistici, mariologici e mariani. Dopo il congresso di Zagreb ne se­guì uno analogo a Kraków (1937), dove, per mostrare le pro­fonde ricchezze dello spirito slavo, radunò professori delle Pro­vince francescane slave. Accanto a questi due incontri sia ri­cordato il congresso bibliologico di Roma (1949).

Sotto il suo impulso vennero organizzati congressi assunzionistici dei francescani d'Italia (1947), di Portogallo (1947), di Spa­gna (1947), di Argentina (1948), di Canada (1948), di  Francia (1949), e degli Sta­ti Uniti (1950): tutti celebrati alla vigilia della proclamazione dogmatica dell'assunzione, alla quale egli portò un contributo significativo proprio nel momento in cui si temeva un naufra­gio del progetto.

Alacremente aiutato dalla Pontificia Accademia Mariana In­ternazionale, e in modo particolare dall'infaticabile ed illustre P. Paolo Melada, Segretario della medesima, curò l'organizza­zione di 7 congressi mariologici internazionali. A questi in­contri scientifici furono uniti i congressi mariani, interrotti dalla prima guerra mondiale. Egli stesso stabilì la differenza esistente tra sedute scientifiche mariologiche ed espressioni di pietà po­polare nei congressi mariani. Radunò in questi convegni noti specialisti in teologia cattolica e li aprì nel 1965 ai fratelli delle Chiese cristiane separate, dando ad essi una dimensione ecumenica.

Negli intervalli tra i singoli congressi mariani si dedicava all'organizzazione degli incontri scolastico-scotistici: Roma (1950), Oxford-Edinburgh (1966), Vienna (1970), Padova (1976), dove presero parte gli interessati alla filosofia scolastica per farne un riferimento con le correnti del pensiero filosofico contempo­raneo. L'intento dell'ideatore di suddetti incontri fu quello di comunicare agli uomini di oggi il patrimonio della filosofia scolastica, chiamato dal Vaticano II "patrimonium perenniter validum".

Una svolta nella ricerca scotista

L’attività scientifica di Balić ebbe un inizio insolito. Nel lontano 1927 presso l'Università di Lovanio apparve come primo volume della Bibliothèque de la Revue d'histoire ecclésiastique un saggio scientifico intitolato Les Commentaires de Jean Duns Scot sur les quatre livres des Sentences. Il libro di 400 pagine non portava il nome dell'autore. Fu alle­gata una breve prefazione, anche essa anonima, contenendo una dichiarazione insolita: «Essendo l'autore nell'impossibilità di pubblicare il suo lavoro, già quasi completamente impresso, e, d'altra parte, essendo questo lavoro di grande importanza per la storia letteraria, gli editori della Bibliothèque, ai quali esso era stato affidato, hanno deciso di pubblicarlo...».

Avvenne così la presentazione di Balić al pubblico scientifico. L'opera in cui aveva investito tutto lo slancio del suo entusiasmo giovanile, era ancora uno studente di 28 anni, dovette apparire senza il suo nome, e tuttavia l'autore anonimo era de­stinato a uscire dal suo anonimato.

Il lavoro di Balić suscitò presso i suoi confratelli, incaricati di esaminare il testo in vista dell'imprimatur, quasi uno scandalo per quanto riguarda l'impresa di Quaracchi e la canonizzazione di Duns Scoto. Fu una emozione ingiustificata, senza dubbio, ma comprensibile di fronte alle conclusioni che il giovane autore aveva esposto nelle sue ricerche, che non concordavano spesso con i dati e pareri fino allora conosciuti.

La «svolta» di Balić nel campo degli studi scotistici consi­steva, fra l'altro, nell'affermare l'esistenza di più di un commen­tario di Scoto sulle Sentenze del maestro Pietro Lombardo. Egli inoltre optò per l’ordine sistematico da seguire nell'edizione cri­tica di una sola protoredazione, iniziandola con le opere teolo­giche (Ordinario), dove s'incontra Scoto maestro già maturo. Il « pseudo-metodo » di Balić, chiamato così dai suoi awersari, guadagnava sempre più terreno: l'adesione aumentava e le cri­tiche diminuivano. Tuttavia la «rivoluzione baliciana» non era ancora portata al termine.

Nel 1938 il Generale dei Frati Minori, P. Leonardo M. Bello, volendo dare un impulso decisivo all'edizione critica delle opere di Scoto, creò la Commissione Scotistica e affidò la presidenza a Balić, stabilendo la sede della medesima nei locali dell'Antonianum. Dodici anni più tardi, l'8 settembre 1950, nel corso della seduta generale che segnava il punto culminante del congresso scolastico internazionale, un altro Ministro Generale, P. Pacifico M. Perantoni, presentò i due primi volumi dell'edizione critica delle opere principali di Scoto. Nel primo volume furono rias­sunte e completate le pubblicazioni anteriori di Balić sulla tec­nica dell'edizione critica.

Dopo ne seguirono altri sette volumi, pubblicati dalla Com­missione Scotista, presieduta da Balić fino al 1975. L'Edizione Vaticana delle opere di Scoto conquistò i più alti riconoscimen­ti scientifici e fu additata come opera monumentale nel vasto campo delle edizioni critiche.

La « svolta » scotistica di Balić doveva essere portata avan­ti. Un tempo contestato, in certi ambienti ecclesiastici, alla luce della nuova edizione, Scoto doveva essere riabilitato e rivalo­rizzato. Fu proprio in occasione del 700° anniversario della sua nascita (1966) quando gli venne riconosciuta contestata orto­dossia e cattolicità al più alto livello con la lettera apostolica Alma parens di Paolo VI. Il Dottor Sottile venne infatti posto a fianco di Tommaso, Bonaventura, Alberto ed altri grandi mae­stri medievali.

Dopo aver ottenuto il riconoscimento di Scoto nel campo scientifico e la libertà dell'insegnamento scotistico, Balić voleva portare al « suo » Scoto il riconoscimento della sua santità, partendo appunto dalla sublimità del suo pensiero. Fu questa una delle imprese che non riuscì a portare al termine, come non riuscì a fare una sintesi della sua dottrina teologica e filosofica.

L’asinello di Maria Santissima

Balić ha dedicato alla mariologia la maggior parte della sua vita e delle sue forze intellettuali con le numerose pub­blicazioni mariologiche, collane di studi, istituzioni mariane cui diede la vita. Fu un uomo ispirato dall'amore di Dio, dall'amore della Madre del Signore. Ricevette una particolare pietà mariana in casa paterna, la sviluppò nei collegi della sua Provincia francescana, la consolidò a Lovanio e la perfezionò a Roma, dove fu uno dei protagonisti dell'era mariana della teologia cattolica.

Fu chiamato a far parte di una speciale commissione for­mata da Pio XII per preparare la definizione dogmatica della assunzione. Una parte del suo contributo a questi lavori, tut­tora sconosciuti, venne pubblicata in due grossi volumi Testi­monia de assumptione Beatae Virginis Mariae ex omnibus saeculis ed in altre pubblicazioni riguardanti l'assunzione, nei quali si riscontrano intonazioni molto vicine alla Munificentissimus Deus di Pio XII.

Con i suoi congressi mariani fu Balić uno degli animatori del cosiddetto movimento mariano degli anni cinquanta del no­stro secolo. Le manifestazioni indimenticabili di pietà popo­lare furono svolte a Roma durante l'Anno Santo (1950) e l'Anno Mariano (1954). Folla innumerevole in processione con la «Salus Populi Romani», a cui egli fece preparare la corona attuale. E la scena magnifica dell'incoronazione ebbe due protagonisti: Pio XII, il Papa dell'Assunta, e il P. Balić, semplice figlio di San Francesco.

Quando in seno all'Ordine Minoritico fu fondata la Commissio Marialis Franciscana (1946) che divenne poi l'Accademia Mariana.

Come Presidente dell'Accademia, Balić investì tutta la sua capacità di scienziato e credente per renderla sempre più adatta alla funzione ad essa affidata dalle autorità ecclesiastiche. L'uo­mo responsabile di un Ente, ormai riconosciuto ed affermato per i congressi internazionali e per le collane di mariologia scientifica, ed essendo stato consultore del Sant'Offizio, fu chia­mato (1960) a preparare il testo mariano per il Concilio Vati­cano II. Non riuscì pienamente nel suo progetto, tuttavia par­tecipò alla redazione finale del capitolo VIII della Lumen Gentium.

Nella sua vita Balić fece molto per la Vergine Maria. E quando gli dicevano che la sua opera meritava una maggiore ricono­scenza, egli rispondeva: «A me basta essere un asinello di Maria Santissima».

Laetifica prorsus

Consumato dal lavoro e appesantito dagli anni, Balic si av­viava lentamente, ma inevitabilmente, verso il suo trapasso. Mentre ultimava i festeggiamenti del cinquantesimo del sacer­dozio in Croazia (1973), fu colpito da un attacco cerebrale. Si ri­prese alcuni giorno dopo, ma la salute, ormai rovinata, non la riacquistò più. E quando, nel 1975, ne seguì un secondo attacco, la dipartita non fu lontana. Il terzo attacco cerebro-vascolare, due giorni prima della morte, segnava la fine della sua esistenza terrestre.

Appresa la notizia della grave malattia di Balić, il Santo Padre Paolo VI, «in segno di benevolenza e di apprezzamento di quanto aveva svolto nella Chiesa», gli scrisse una lettera autografa Laetifica prorsus, per mostrargli di quanta stima sono i suoi meriti per la Chiesa di Dio e l'Ordine francescano, per la scienza teologica e il progresso degli studi mariani, svolti per molti anni con infaticabile e lodevole fervore.

Carlo Balić moriva a Roma la notte del 15 aprile 1977. 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
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