Ordinatio III d. 4 q. unica
La beata Vergine è stata veramente madre di Dio e dell’uomo?
1. In quanto a questa distinzione domando se la Vergine Maria fu vera madre di Dio e dell’uomo.
2. Sembra di no.
Perché due contrari non possono trovarsi simultaneamente nello stesso soggetto, neppure per potenza divina, altrimenti Dio potrebbe fare due cose contraddittorie insieme. La conseguenza è dimostrata dal FILOSOFO, IV Metafisica, dove prova che se due contrari fossero nello stesso soggetto due termini contraddittori sarebbero veri simultaneamente. Ora la verginità e la maternità sono tra loro opposte. Dunque...
3. Poi il DAMASCENO al cap. 58 dice: «Non diremo mai la beata Vergine Madre di Cristo (Christotokos)».
4. L’attivo e il passivo sono reciprocamente correlativi, come si evince dalla Metafisica V: la madre è rispetto al padre come il passivo rispetto all’attivo. Lo insegna il FILOSOFO nel XV De animalibus: per cui padre e madre sono tra loro correlativi. Ora non esiste padre per Cristo uomo. Dunque...
5. Ancora, una madre generando la prole è attiva. Se fosse solo passiva Adamo sarebbe la madre di Eva, e il fango sarebbe la madre di Adamo. Ora la beata Vergine non fu attiva in questa sua maternità che avvenne in un istante. Una potenza creata non opera in un istante rispetto a ciò che è destinato a farsi nel corpo del tempo.
6. In ogni generazione viene generata una persona se non increata. Questa non venne generata per che all’atto della generazione non esisteva nel tempo.
7. Se osservi che fu generata nella natura creata, rispondo al contrario che il fine della generazione è un “ente in sé” sussistente mentre il Verbo-uomo non lo è, in quanto non è neppure “uno in se stesso”. Perciò...
8. Se dici che vi è l’unità prodotta dall’unione. Rispondo che la ragione formale costitutiva della generazione non è una relazione e questa unione è una relazione. Dunque...
9. Infine se essa generò il Dio-uomo ciò fu soltanto quanto alla natura umana che è il punto terminale della generazione, nella quale natura sussistette il Verbo. Ma sembra che questo non si possa qui affermare perché esso non sarebbe qui il primo termine, in quanto si avrebbe semplicemente un’aggiunta formale al primo termine, mentre in altri è il primo termine. Né si può addurre la differenza che per gli altri casi la natura corrisponde alla persona e qui no; perché questo negli altri avviene soltanto a causa della negazione di una duplice dipendenza; e la negazione non è la causa per cui la generazione consegue il suo termine.
10. Contro
Luca 1,21: «Tu concepirai nel tuo grembo e darai alla luce un figlio».
11. E Mt 1.
[I. SI RISPONDE A LA QUESTIONE]
12. Quest’affermazione si deve ritenere per certa, come attesta il DAMASCENO, 58: «Noi predichiamo che Maria fu veramente la santa madre di Dio. Poiché veramente Dio è stato da essa generato, veramente Lei viene proclamata madre di Dio. Diciamo che Dio è stato da lei generato non perché la divinità del Verbo abbia preso da lei il principio dell’essere ma perché il Verbo di Dio in lei prese carne e fu generato. La santa Vergine infatti non generò un semplice uomo, ma il vero Dio, non semplice ma incarnato». Dove sembra dire che generò una persona come egli spiega più sotto il cap. 82, che cioè che la generazione è di una persona (ipostasi).
13. Ma generò quella persona non nella natura divina ma umana.
14 Contro ciò si fanno due obiezioni.
[II. Dubbio]
15. Sorge il dubbio sulla ragione per cui una donna viene detta madre e come si possa sostenere in questo caso.
[A. – Prima Opinione
1. – esposizione dell’opinione]
16. C’è chi ritiene che solo il padre è principio attivo e la madre invece è solo passiva in quanto presta soltanto la materia alla prole mentre solo il seme del padre ne è la forza attiva e formativa.
17. Questa sembra l’opinione del FILOSOFO, XV De animalibus il quale paragona la virtù del seme paterno all’artigiano e la materia della madre al legno con cui l’artigiano ricava un mobile.
18. Sembra orientarsi così anche AGOSTINO nel Commento al Genesi X, dove dice che Cristo non proviene dalle ragioni seminali dei suoi genitori. Se invece la beata Vergine fosse stata attiva nella formazione del corpo del suo Figlio, sembrerebbe ch’essa ne abbia formato il corpo secondo la ragione seminale.
[2. – respinge l’opinione]
19. Contro di questo si argomenta in quattro modi il primo dei quali lo si prende dalle altre madri. Perché le potenze naturali della stessa specie producono forme della spessa specie. Ora il maschio e la femmina sono della stessa specie, X Metaphysica; pertanto la potenza della stessa natura produce le stesse forme per cui se la potenza vegetativa attiva naturale di uno consegue la sua forma, altrettanto avviene per l’altro.
L’argomento ha una conferma nel fatto che se la facoltà vegetativa dell’uno e dell’altro fossero differenti come principio attivo e passivo, anche le loro potenze sarebbero di altra natura.
20. Il padre naturale ama il figlio suo più che non al contrario, come chiunque ama di più la propria opera che non viceversa, come si legge nell’Etica VIII e IX. E la ragione è che il benefattore è più incline che non il beneficato. Ora la madre ama il suo figlio più che il padre, come dice l’Etica VIII.; sembra quindi che in qualche modo il figlio suo sia opera sua.
21. Inoltre, a volte il figlio somiglia di più alla madre che al padre. Quindi anche nella madre c’è una virtù attiva. Questa conseguenza è confermata dal fatto che chi agisce ha l’intenzione di produrre un effetto simile a sé, per cui questo a nessun altro assomiglia se non per una qualche sua azione.
22. Si dice che il seme maschile tende a render simile la prole al padre e che poi per indocilità della materia vien meno dall’intento e fa quello che può, e dato che il cambiamento non avviene in qualunque modo ma nel senso opposto, cioè che venga a somigliare all’opposto, cioè alla madre.
23. Contro questo dico: se il caldo viene impedito e, a causa dell’impedimento, non può produrre un effetto del tutto simile a sé, lo verrebbe a render simile al freddo. Ma questo non è possibile: semplicemente non riesce ad assimilare a sé l’impedito; se questo diventa simile al freddo la cosa dipende da un altro agente, non dal caldo impedito. Così al nostro proposito: da un impedimento che resiste alla virtù attiva del padre deriva solo la negazione, cioè che la prole non somiglia al padre; ma non somiglia a un altro se non per intervento di un’altra causa attiva. E se questo avviene anche da parte della madre, si ha quel che vogliamo provare.
24. Se la madre viene considerata solo alla stregua di un vaso in cui si ha l’ambiente opportuno alla generazione della prole, la quale è generata da una parte di lei come dalla materia, si viene a dare alla madre nessun’altra funzione che è quella che si da alla terra nella formazione d’una miniera, se mai una miniera proviene da qualcosa di lei; e anche la terra che contiene qualcosa che si corrompe, essendo un ambiente favorevole alla generazione di qualche organismo, sarebbe una madre. Anzi non pare che essa dia di più a un uomo di quello che da a un verme un liquido putrefatto in un habitat propizio alla sua generazione. Sicché non manca niente perché si possa dire che essa è madre di quel verme, anche se il verme non è della stessa specie. Il che forse non impedisce che si dica che il cavallo è il padre della mula, e l’asina ne è la madre.
25. Quello che qui si dice a proposito di tale madre viene confutato dal DAMASCENO, 48: «Capace di dare, potere di ricevere e insieme di generare». Ma se essa fosse soltanto un principio passivo non si capirebbe perché debba congiungere insieme la virtù ricettiva e quella generativa.
[B. – Seconda opinione
1. – Esposizione dell’opinione]
26. Se però si mantiene l’altra opinione che ogni madre è insieme con il padre causa attiva rispetto alla formazione del corpo della prole, benché meno principale o secondaria e formante con il padre la causa totale, allora è ancora più difficile mantenere l’affermazione che Maria fu madre, che non ponendo l’opinione precedente. Questo perché essa offrì sì tutta la materia al corpo di Cristo ma non è evidente come essa abbia potuto cooperare con lo Spirito Santo alla formazione di tutto il corpo.
27. Tuttavia si risponde: Essa prestò la materia contenente una forza attiva che non poté agire in alcun modo in quanto la sua azione fu prevenuta dallo Spirito Santo che formò il corpo immediatamente cori la materia offertagli. Essa dunque fu vergine Madre, secondo l’opinione che la Madre è attiva in quanto presta la materia che, di per sé, avrebbe potuto agire se un agente più forte non l’avesse prevenuta con la sua azione.
Se ne ha un esempio nella verga di Aronne che era feconda, per cui poteva produrre successivamente fiori e frutti; ma non li produsse perché la divina potenza anticipò la sua fecondità, producendoli istantaneamente.
[2. – respinge l’opinione]
28. Ma obietto: se un fuoco fosse perfettissimamente attivo e avesse vicino a sé un pezzo di legno ma vi fosse un agente più forte in grado di prevenire la sua azione producendo calore sul legno, quel fuoco non sarebbe certo causa di quel calore. Se il fuoco genera calore è come fosse padre del calore. Quindi il fuoco di cui sopra non sarebbe padre di quel calore. Così nel nostro caso: per la sola virtù attiva, se prevenuta perché non agisca, non potrebbe dirsi madre, in quanto la madre è causa attiva.
29. Una conferma si ha nell’esempio suddetto: se l’albero si potesse dire padre o madre dei frutti che produce, quella verga pur feconda che poteva produrre frutti e non li produsse, non sarebbe stata padre o madre di essi. Un altro argomento si ricava dal nostro tema: nessun uomo fu padre di questo figlio anche se avesse avuto virtù attiva da poter operare per la formazione di questo corpo in quanto padre: ma non operò perché prevenuto dallo Spirito Santo.
[C. – Terza opinione
1. Esposizione dell’opinione]
30. Altri dicono che le fu conferita una forza soprannaturale per cui poté cooperare con lo Spirito Santo nell’istante.
[2. – Respinge l’opinione]
31. Al contrario dico: questa forza soprannaturale sarebbe un accidente, e accidente per mezzo d’un accidente di questa natura. Ma se la madre operò solo in virtù di questo accidente alla formazione del corpo di Cristo, non agì per virtù propria né veramente e naturalmente alla formazione del suo corpo come le altre madri che invece cooperano per loro natura alla formazione del corpo dei loro figli. Allo stesso modo non spetta propriamente alla pietra il frantumare, come invece le spetta avere la bianchezza, che è accidente di un altro accidente; mentre invece le è proprio lo scendere in basso per sua natura, cioè per accidente naturale.
32. Allo stesso modo: in che consiste questo accidente soprannaturale? Se nell’intelletto o nella volontà non sembra essere causa dell’agire per la generazione di un figlio, dal momento che questa deriva dalla facoltà vegetativa. Se invece lo si attribuisce alla facoltà vegetativa, è strano che tale forza sia capace di un accidente soprannaturale.
33. In terzo luogo: in cosa consiste il potere di questa facoltà, creata a cooperare o a essere causa del cooperare all’istante con lo Spirito Santo, se poi non può far nulla di quello che è della natura d’una madre?
34. Inoltre: come può un accidente essere la ragione formale della produzione d’un essere che è il fine dell’atto generativo?
35. Se poi si dice che questa virtù soprannaturale è come una perfezione intrinseca conferita alla facoltà vegetativa della madre, pare che la cosa sia paradossale dal momento che sarebbe diventata più forte che se operasse generando secondo natura, per cui sarebbe ancora di più che madre.
36. Ugualmente, come poté agire all’istante quella forza intensa mentre quella debole non poté allora operare? Le forme che hanno la stessa natura, anche se sono una più perfetta dell’altra, si comportano allo stesso modo sia che agiscano in un istante o nel tempo anche se producono qualcosa di più perfetto l’una dell’altra. Lo si vede nella luce maggiore o minore: ambedue illuminano all’istante anche se una di più e l’altra di meno.
[D. – Opinione propria]
37. Si potrebbe dire che anche se a una madre spetta operare come causa meno principale, Maria fu vera madre perché compì tutto quello che spetta a una madre.
[1. – L’azione della madre nella formazione del corpo]
38. Per capire questo, si deve dire che nella formazione del nostro corpo si ha prima un movimento locale dal luogo in cui lo stesso corpo germina al luogo adatto, alla generazione del corpo vivente. A questo moto locale segue il formarsi della fisionomia di quel corpo trasferito; e anche questo prender figura non è senza movimento locale. In terzo luogo si ha il condensarsi di questo corpo vivente, cioè si ha una specie di alterazione del corpo rarefatto in precedenza della generazione del corpo più compatto; e anche questa alterazione non avviene senza mutamento di luogo, anche se lo spazio che viene ad occupare è minore, non uno nuovo. Nell’ultimo istante di questa alterazione viene introdotta la forma per cui il corpo è completo organismo, sia che essa sia, come dicono alcuni, già l’anima intellettiva, sia, secondo altri, un’altra forma che la precede; e in questo secondo caso può esservi una sola forma di tutto l’organismo e delle sue parti eterogenee sia essa diversa per il tutto da quelle che sono proprie forme sostanziali delle parti eterogenee; o, anche, in terzo modo, che non esiste altra forma di tutto l’organismo che sia diversa dalle forme particolari delle parti eterogenee, nel qual caso la completezza dell’organismo dipenderebbe dalla completezza di tutte le forme parziali.
E anche se, secondo questa terza ipotesi, si può ammettere che le forme non vengono indotte simultaneamente, ma una prima per cui le basta una piccola alterazione, un’altra dopo con un’alterazione più prolungata, in ogni caso secondo tutti e tre i gruppi d’opinione c’è qualcosa nell’ultimo istante che prima non c’era e senza del quale l’organismo non è completo.
[2. – L’azione della Vergine nella formazione del corpo di Cristo]
39. Applicando tutto questo al nostro asserto, sorge il dubbio se questi tre generi di movimenti corrispondano a tre brevi moti in Maria come per noi, e se in essi Maria abbia operato come causa seconda mentre lo Spirito Santo ne fu causa principale.
40. Se si afferma questo e non si ammette qualcosa che poi fu assunto dal Verbo e che per qualche tempo preesistette nel soggetto creato ma solo che esso si trasformò in quello che poi doveva venir assunto dal Verbo, si deve ammettere che quanto altrove avviene successivamente, qui avvenne senza successione e nell’istante, e quindi che Maria cooperò all’istante con lo Spirito Santo. Se infatti cooperò all’istante con lo Spirito Santo quanto all’induzione della forma ultima organica che predispone all’anima intellettiva, non cooperò tuttavia per quei tre primi movimenti. Quelli che in noi richiedono successione sono infatti quei tre primi movimenti, e non già l’induzione dell’ultima forma organica e sostanziale del corpo.
41. Se invece si nega che nel caso vi siano stati quei tre movimenti e che tutto sia avvenuto in un istante, e che in un solo momento i vari sangui si siano diffusi nel corpo di Maria e mai invece siano stati mossi nel tempo verso la matrice e quindi neppure abbiano così dato luogo alla fisionomia o alla condensazione, ma che nell’ultimo istante di quel momento ci sia già stato un corpo figurato e compatto come avviene al termine di quei tre movimenti, se lo avessero preceduto, dico ugualmente che la beata Vergine poté cooperare con lo Spirito Santo in questa operazione istantanea, e quanto alla forma sostanziale di questo termine, e anche per la figura e la densità, benché indotte all’istante.
42. Provo questo, perché se non avesse avuto capacità di cooperare, la cosa sarebbe da attribuirsi a una di queste tre cause:
o perché non fu causa attiva meno principale rispetto al termine o ai termini indotti;
o perché non ebbe potere di esercitare la sua facoltà nei riguardi dei termini indotti in questo modo;
o in terzo luogo perché, anche se poté farlo, fu prevenuta da una forza maggiore che compì il tutto esclusivamente.
43. La prima causa dev’essere respinta perché essa ebbe facoltà attiva come tutte le altre madri, anche rispetto agli stessi termini a cui arrivano le altre. Ora le altre madri hanno capacità operativa meno principale quanto alla fisionomia, la condensazione e la forma sostanziale.
44. Se tu dici: secondo una delle tre opinioni, nel corpo intero vi sono molte forme sostanziali delle parti eterogenee che nessuna madre è in grado di indurre simultaneamente, per cui occorre che esse vengano indotte una prima dell’altra; e così qui.
Ma controbatto: un principio attivo che non abbia un termine adeguato al suo potere e può ottimamente operare su più termini non adeguati se essi sono inclusi nel primo che è adeguato. Ora nessuna forma parziale è termine adeguato di tale potenza, ma soltanto la forma del corpo organico, altrimenti non agirebbe sulla forma del tutto. Quindi, dato che tutte quelle forme parziali vengono incluse nel tutto, che è appunto il termine adeguato, l’agente può operare insieme su tutte quelle.
45. Il secondo argomento può venire confutato in quanto vi sono dei mezzi che sono necessari per una virtù inferiore che non sono necessari per una virtù superiore. Un agente naturale deve necessariamente procedere attraverso mezzi determinati perché è sottoposto all’ordine prestabilito da un agente superiore. Invece l’agente supremo che nel suo operare non è condizionato da quest’ordine e che se lo prefigge liberamente, non è vincolato a passare attraverso questi mezzi. Ne deduco: lo Spirito Santo e Maria sono agenti più perfetti di quanto sarebbero stati un padre creato e una madre. Perciò questi mezzi che sarebbero stati necessariamente attraversati dall’azione del padre naturale e della madre, se avesse concepito da uomo, non furono necessari nell’azione dello Spirito Santo e di Maria.
46. Obietterai che questa non necessità delle tappe intermedie è dovuta all’infinità della potenza dello Spirito Santo, e quindi che rimane uguale la necessità del passaggio intermedio d’una facoltà creata per cui non potrebbe agire in vista del termine se non passando per i necessari momenti intermedi.
Ma di contro dico: se attraverso questi momenti intermedi si giungesse al termine, l’agente non conseguirebbe il termine a causa dei tempi intermedi, perché non ci sarebbero; dunque lo raggiungerebbe solo in quanto ha la facoltà attiva rispetto ad esso. Se una potenza qualsiasi fa sì ch’essa non proceda per momenti intermedi ma che subito l’agente raggiunga il termine, non diversamente da come si troverebbe nel termine se fosse passato per gli intervalli, allo stesso modo lo stesso agente che non è passato per momenti intermedi può operare come se vi fosse passato. Ora, lo Spirito Santo può fare che il passaggio avvenga senza questi mezzi, come è dimostrato dalla ragione suddetta; e con questo può ben essere che la virtù attiva della madre sia identica a come fosse passata per tratti intermedi. Quindi con tale potere attivo era in grado di agire sul termine egualmente omettendo le tappe intermedie che se vi avesse dovuto passare prima di agire su di esso.
47. Confutiamo ora il terzo argomento: Lo Spirito Santo agisce liberamente. Perciò non agisce necessariamente adoperando tutto il suo potere: può infatti estèndersi e volgersi a qualcosa utilizzando la causalità d’una causa seconda, ad es. supplendo alla facoltà del padre naturale o agendo con efficacia superiore a quella del padre, se vi fosse. E Maria poté cooperare con la sua azione causale propria, perché non le viene tolto nulla dal fatto che lo Spirito Santo agisce con la propria causalità; non le toglie nulla prevenendola, pur supplendo in modo eminente la causalità di un’altra causa con la quale concorrere.
48. Dopo la confutazione di questi tre argomenti si può formare un argomento unitario: Ogni causa operante capace di produrre un certo effetto, se non è prevenuta da un’altra che lo produca per intero nell’istante stesso in cui viene prodotto, è da considerarsi efficace nella sua produzione. Maria fu tale, se tali sono tutte le altre madri, come causa attiva non principale. Dunque...
49. Questo può venir chiarito con l’autorità del DAMASCENO. Lo Spirito Santo le aveva dato il potere di ricevere e insieme di generare, ma non nel senso che le abbia miracolosamente dato la fecondità per poter cooperare. Questa l’ebbe naturalmente perché non era sterile e con questa avrebbe potuto naturalmente cooperare alla produzione di un figlio generato da padre naturale. Ora la capacità di operare di una causa inferiore viene meno se la causa superiore non agisce, al punto che mai una causa inferiore è pronta a produrre l’effetto se la causa superiore non la muove: perché è la superiore a determinarsi per prima e una volta determinata anche l’inferiore necessariamente coopera, se quel’inferiore è una causa naturale.
50. E secondo il comune ordine di cose, la virtù attiva della madre è di per sé subordinata alla virtù attiva del padre; e il padre conferisce alla madre la potenza immediata di generare, non però togliendo dalla madre quella che le appartiene come atto primo, cioè la fecondità.
51. Questo potere immediato di generare non fu dato a Maria per via di tale causa, ma soltanto lo Spirito Santo ebbe ragione e potere di causa principale. Fu lo Spirito Santo a renderla capace di generare, cioè a darle quella potenza generativa immediata conforme a natura per cui era naturalmente feconda, rendendola suscettiva in vista della generazione del Verbo. Infatti come la natura, a cui era destinata come a suo termine formale la capacità generativa aveva semplicemente una potenza obbedienziale a unirsi al Verbo, così quella madre ebbe solo potenza obbedienziale ad essere Madre del Verbo, infatti continuò a sussistere in sé nella natura unita.
[3. un dubbio sull’azione della madre per l’azione seminale]
52. Qui sorge un dubbio: Se, come abbiamo detto trattando delle ragioni seminali, la ragione seminale non è il fattore principale della generazione perché non c’è più come non c’è la sostanza prodotta, essendo essa solo causa della trasformazione che precede la generazione, e qui non vi è stata alcuna trasformazione prima della generazione, si ha la conseguenza nel nostro caso che da parte della madre non si è avuta nessuna attività in forza della ragione seminale e neppure per altra forza attiva nella materia apprestata.
53. Questo si potrebbe ammettere secondo quei principi, ma la madre stessa poté operare nello stesso istante della generazione essendo immediatamente presente e svolgendo attività generativa rispetto al termine della sua azione.
54. Probabilmente questo avviene anche nelle altre madri la cui partecipazione attiva non consiste semplicemente nell’apprestare la materia; anzi esse, una volta dissolta la virtù del seme nell’istante della generazione e anche la sua sostanza, operano da se stesse nel condurre a termine la generazione.
55. La cosa è probabile, perché se quel corpo, per potenza divina, fosse posto fuori della matrice non avverrebbe la generazione, e tuttavia sarebbe passivo e gli agenti si troverebbero ravvicinati per la sola azione della madre. Quindi anche ammesso che il seme del padre si sciolga in quell’istante diventando parte della prole, la madre opera di più del padre e più immediatamente nell’istante della generazione, mentre il padre agisce solo nel produrre le modificazioni di luogo grazie all’azione svolta dal seme. Si può anche dire che il seme del padre rimane nell’istante della generazione conservando la sua energia attiva senza però cambiarsi nel corpo della prole ma dopo la formazione del corpo si trasforma in qualcos’altro: allora la madre agisce ancora nell’istante della generazione e il padre per mezzo della forza trasmessa col seme.
56. Non sembra affatto inopportuno attribuire tanta attività alla madre giacché una volta avvenuta la separazione del seme paterno, il resto della formazione fino al parto è totalmente subordinato alle condizioni della madre, cioè se idonea e ben disposta nella matrice, ecc.
[III. – Altri dubbi]
57. Si può ammettere che Maria fu madre naturale di Cristo o che l’abbia partorito miracolosamente?
58. Risponde ANSELMO nel De conceptu virginali, cap. 11: dice che il parto fu miracoloso.
59. E questo è sicuramente vero se si tratta di dire del modo con cui la potenza naturale di Maria passò all’atto, potenza che naturalmente non passa all’atto se non è determinata da una causa attiva quale è l’energia paterna.
60. Fu anche miracolosa quanto al modo con cui procedette questa generazione, ad es. perché fu improvvisa quale non è il processo generale per la generazione umana o, se anche successiva, i movimenti che l’hanno preceduta sono stati così brevi in quanto non svoltisi secondo natura. Tuttavia dalla parte della potenza attiva di Maria si è sul piano della natura, perché naturale era la sua capacità, in quanto naturalmente feconda e avrebbe potuto concepire da padre naturale e quindi naturalmente operare nella generazione del figlio.
61. Per questa sua naturale facoltà con cui operò si può dire madre naturale di Cristo. Quanto al duplice modo però con cui poté condurre ad atto questa sua potenza, si può dire che non fu naturale ma miracoloso.
[IV. RISPOSTA AGLI ARGOMENTI PRINCIPALI]
62. Agli argomenti [rispondo].
Al primo, dico che verginità e maternità non sono tra loro termini formalmente opposti né d’opposizione privativa né di contrarietà. La verginità impedisce solo l’azione di una causa naturale superiore alla causa attiva della madre; la maternità non necessariamente suppone l’azione di quella causa superiore ma comunemente con la sua azione coopera; se però un altro supplisce l’azione della causa naturale, si può verificare la maternità in tutta la sua ragione pur senza l’azione di quella causa superiore, cioè con la verginità. Così fu.
63. Un esempio. Un oggetto creato è idoneo a contribuire alla produzione nel mio intelletto dell’atto intellettivo. L’intelletto può dunque concepire la nozione se l’oggetto creato lo muove, ma questo non è di per sé richiesto di sua natura. Se infatti Dio supplisse la mozione dell’oggetto muovendo lui stesso l’intelletto, l’intelletto potrebbe avere la stessa conoscenza che se fosse mosso dall’oggetto. Perciò se l’intelletto non venisse mosso dall’oggetto creato, quando Dio lo venisse a muovere, e supposto che questo si possa designare verginità, incorruttibilità o impassibilità, non vi sarebbe alcuna ripugnanza formale che l’intelletto possa concepire e restare vergine. Così qui.
64. Se obietti che, quanto al parto, non poteva partorire se era chiusa, rispondo che sicuramente vi fu un miracolo per cui un corpo poté stare nello stesso luogo di un altro corpo; e forse fu miracolo nuovo rispetto a quello per cui la Vergine concepì senza l’azione di una causa naturale superiore.
65. Però, in genere, quanto al parto si ammette facilmente che vi si svolsero tutte le operazioni che fanno le altre madri, come di custodire, conservare, nutrire il feto nell’utero. Forse invece ci fu una particolare difficoltà nel fatto che la madre non aveva alcuna energia capace di muovere localmente il corpo del bambino ad uscire essendovi insieme un altro corpo. Non c’è infatti una forza attiva creata che sia in grado di muovere un corpo da un luogo a un altro luogo se non espelle l’altro corpo: salvo che non si tratti del corpo glorioso.
66. Circa il secondo: dico che il DAMASCENO non nega affatto che essa fu madre di Cristo. Egli si opponeva a Nestorio che ricorreva a quella parola dicendo che essa partorì un puro uomo. Per cui, dopo la frase citata, aggiunge: «L’empio Nestorio con il demolire la parola Madre di Dio, giunse a respingere, in collusione con l’empio Satana, quello che spetta alla Madre di Dio, l’unica elevata a tanto onore al di sopra di ogni creatura»: La sua quindi non è una negazione, ma semplicemente un rifiuto d’aver in comune il linguaggio con l’eretico che sotto quella parola nascondeva il suo veleno...
67. All’altro: dico che l’attivo e il passivo hanno questo in comune che necessariamente sono correlativi. Ma questo non al punto che necessariamente si tratti di questo attivo o di questo passivo, perché un altro attivo può fare le veci di questo attivo. Così nel nostro caso il padre indica questo attivo in modo speciale e la sua azione poté venir supplita da un altro agente.
68. Quanto all’ultimo: concedo che se le altre madri sono attive, lo fu anche questa quanto al parto.
Se poi ci si riferisce all’istante, la risposta viene dalla soluzione del quesito. Se ha cooperato in tutto il tempo antecedentemente, si può ammettere che abbia potuto cooperare per indurre la forma all’istante; ma non avrebbe operato all’istante con un’azione prolungata nel tempo, perché la forma non esisteva. Quindi essa cooperò solo con quella facoltà attiva che avrebbe avuto comunque; la ebbe, anche se non ebbe bisogno di passare per quei momenti intermedi che sono causati dal tempo.
[V. – Agli argomenti della prima opinione]
69. Agli argomenti dell’opinione prima.
Al FILOSOFO: la madre non è l’agente principale; essa è però principale più del padre in quanto alla prestazione della materia perché il corpo della prole deriva di più dalla materia data dalla madre che non da quella del padre. Se poi il Filosofo intende un’altra cosa, non accetto ugualmente perché Galeno dice il contrario, come ci riferisce Avicenna: e in queste cose bisogna credere agli esperti.
70. Ad AGOSTINO, X Super Genesim: si deve riconoscere come prodotto per le ragioni seminali quell’effetto alla cui produzione la forza attiva creata concorre come causa totale. Non è avvenuto così nel nostro caso, perché anche se Maria operò con le sue forze naturali, la causa naturale non fu causa totale. La principale fu lo Spirito Santo.